Salute e Benessere

La pesca sostenibile che rispetta il mare

19 Lug 2018

Correva il 2009 quando Greenpeace Italia incontrò l’Associazione dei Conservieri ittici italiani (ANCIT) per affrontare il tema della sostenibilità della pesca. Le principali multinazionali stavano sovrasfruttando gli oceani e le informazioni riportate in etichetta, rivolte ai consumatori, erano basilari. Era necessario invertire la rotta per migliorare la politica della pesca.

Abbiamo atteso quasi 10 anni affinché venisse emanato il Decreto legislativo n. 231/2017 per cui dal 2018 tutti i prodotti ittici devono riportare la zona Fao di pesca, la specie pescata, la tipologia di rete utilizzata e il luogo di produzione.

Piccoli passi per garantire un futuro migliore al mare e all’ecosistema.

Abbiamo spesso parlato sul nostro blog di sostenibilità, di certificazioni come MSC e Friend of the sea, delle specie ittiche a rischio e di quelle meno sfruttate come il tonnetto striato e il tonnetto del mediterraneo.

Oggi parleremo, invece, di metodi di pesca sostenibili, metodi che riducono al minimo le catture accidentali e non danneggiano i fondali. La più comune è la rete a circuizione su banchi liberi, ma esclusivamente senza l’uso di FADFish Aggregating Devices– I FAD sono oggetti galleggianti dotati di GPS che diventano punti di aggregazione per diverse specie di pesci in cerca di protezione e cibo. Una volta che viene calata la rete le prese accidentali sono diverse tra cui anche tartarughe e delfini. Oggi per fortuna i FAD sono vietati e le principali aziende ittiche utilizzano solo la rete a circuizione su banchi liberi senza questi sistemi “ingannevoli”.

Da un paio d’anni si sente parlare anche di tonno pescato a canna. Di cosa si tratta?

Questo metodo è considerato il più sostenibile, anche da Greenpeace, sia dal punto di vista marino che etico. E’ una pesca selettiva che riduce al minimo le prese accidentali, viene effettuata con piccoli pescherecci che tirano su con la lenza i tonni uno a uno. Le specie pescata è il tonnetto striato, un tonno di piccole dimensioni (non supera i 10kg) ed è una specie comune e non a rischio estinzione o sovrasfruttata come il più comune tonno pinna gialla.
Dal punto di vista organolettico è molto tenero, dal gusto delicato.
Il tonno pescato a canna, inoltre, non solo fa bene al mare ma offre anche opportunità di crescita economica alle comunità dei paesi in cui viene pescato, favorendo i paesi in via di sviluppo contro le grandi multinazionali.

Fate la scelta giusta e mangiate sostenibile!


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